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.. della carta
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Prima di parlare del restauro è indispensabile avere qualche nozione sui metodi di produzione della carta antica. La tecnica di lavorazione di questo supporto consisteva originariamente nell'utilizzare ritagli di tessuto i quali venivano ridotti in pasta e mescolati con acqua. La scoperta della carta e il suo uso si diffusero rapidamente in tutta la Cina , attraverso Samarcanda, giunsero nel mondo islamico (Bagdad, Damasco)  per poi diffondersi anche in Egitto, dove le acque del Nilo e la coltivazione del lino offrivano condizioni favorevoli. Nel 1100 giunse a Palermo e Fez per arrivare poi in Spagna e, successivamente, in tutta Europa. Quando in Italia nasce la prima cartiera (Fabriano, 1276), il processo manifatturiero della carta ha già subito parecchie innovazioni, fra cui la filtrazione dell'impasto eseguito su  reticoli di filo di ottone.

La materia prima utilizzata era essenzialmente costituita da stracci (lino, canapa e cotone), che venivano scelti a seconda della loro natura, qualità e colore prima di essere trattati per favorirne la pulitura e lo sbiancamento. Dopo il lavaggio in acqua corrente si lasciavano gli stracci a fermentare in grandi vasche, in cui veniva aggiunta calce (idrossido di calcio) che ammorbidiva i tessuti e facilitava la successiva sfibratura. Questa veniva ottenuta meccanicamente sotto l'azione di martelli e magli in legno rinforzati da chiodi appuntiti. La pasta veniva quindi passata nella forma dove le fibre poi si disponevano per dare origine al foglio di carta. Questo veniva poi pressato, disteso ad asciugare e infine collato con gelatine di origine animale (solitamente pesce e cascami di macelleria). La funzione di quest'ultima operazione mirava a rendere la superficie del foglio meno assorbente e quindi più adatta a ricevere il pigmento di scrittura.

Il processo di fabbricazione qui citato non subì grandi innovazioni fino alla fine del XII secolo e permise di ottenere supporti qualitativamente validi e dotati di caratteristiche chimico fisiche atte alla conservazione. Infatti, le carte così ottenute erano consistenti e flessibili perché costituite da fibre lunghe di pura cellulosa e resistenti al degrado chimico, in quanto le sostanze aggiunte durante la lavorazione conferivano loro una 'riserva alcalina', ovvero un pH basico.

La crescente richiesta di carta, legata anche alla diffusione del libro stampato, portò al graduale peggioramento della qualità, sia a causa dell'utilizzo di materie prime più scadenti, sia perché i processi di manifattura vennero accelerati per abbreviare i tempi di produzione. Per comprendere al meglio le cause e le conseguenze che tali innovazioni apportarono è utile prenderle in esame singolarmente. La materia prima fibrosa, costituita da stracci, rendeva costosa la produzione della carta e poteva essere di difficile reperibilità; perciò col tempo la si sostituì con materiali fibrosi provenienti direttamente dai vegetali (paglia, corteccia), fino ad arrivare all'impiego delle paste a base di fibre legnose. Queste erano sicuramente più economiche, ma presentavano il problema della presenza delle sostanze incrostanti, quali lignine e emicellulose che rendevano la carta meno pura e maggiormente sensibile ai fattori di deterioramento. Per utilizzare tali materie prime fu necessario l'impiego di nuovi processi manifatturieri; infatti, verso la metà del XIX secolo venne messa a punto la lavorazione della pasta trattata con soda caustica, che si evolverà, qualche decennio dopo, in quella a base di 'pasta chimica' trattata al solfito.
La collatura a base di gelatine animali venne integrata, a partire dal XVII secolo, con allume (solfato doppio di alluminio e potassio), un sale utilizzato come induritore ed essicatore, ma portatore di uno dei fattori che più negativamente incidono sul degrado chimico della carta: l'acidità. Nel 1807 comparve un nuovo metodo di collatura, che prevedeva l'uso della colofonia, una resina che veniva addizionata con soda e fatta reagire direttamente 'in pasta'. Con l'aggiunta di allume la colofonia precipitava sulle fibre sostituendo così la collatura successiva alla formazione del foglio. Questo processo genera però acido solforico e la sua affermazione nella filiera produttiva della carta, segnò pesantemente in negativo la qualità del prodotto finale.

Da questa breve nota introduttiva è possibile comprendere come l'elemento carta nella sua composizione sia determinante sia sul piano conservativo che sul piano di restauro dell'opera.


Carta del '500

Carta del '600


Carta del '700

Carta della seconda metà dell'800

Prendendo in considerazione le opere stampate tra il 1400 e i primi anni dell'800, prima cioè delle grandi innovazioni industriali, ci renderemo conto che la carta è un materiale composto essenzialmente da sostanze vegetali  (lino, canapa e cotone) successivamente consolidato con sostanze di provenienza animale (colla  pesce e cascami di macelleria) da qui la necessità di preservare tale materiale dall'attacco di animali e muffe.